LUDOSOFIA

 

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Le pratiche filosofiche, in generale, e la ludosofia, in particolare, si mettono al servizio dell’uomo e del suo innato mestiere di filosofo, senza bisogno di esserlo per studi e formazione culturale. L’espressione ludosofia combina il termine latino ludus (gioco) e quello greco sophia (sapere) e identifica una pratica di riflessione su di sé e sul mondo condotta attraverso il “gioco filosofico” (individuale e di gruppo).

La ludosofia – il “conoscere giocando” – può rappresentare il punto di svolta di un percorso di ricerca interiore che consente all'individuo di dipanare la matassa, sciogliere i nodi, scoprire risorse personali; ma soprattutto – socraticamente – di autoesplorarsi, in modo libero e spontaneo.


In questo contesto, il gioco filosofico consente di «conoscere, sapere, ricercare... comprendere in modo ludico, gioioso, attraverso giochi ed esercizi di riflessione, partendo da suggestioni poetico-filosofiche e da corredi immaginali», a cui ogni individuo può attingere.

Per approfondire la ludosofia e i campi di una sua possibile applicazione si consiglia la consultazione di Arcangela Miceli “Ludosofia. Il counseling e i giochi filosofici” (Ananke, Torino 2014).

IL GIOCO FILOSOFICO 

È dialogo, sintonia (con sé stessi, gli altri, la natura, il mondo, le cose, le persone, gli animali, i molteplici contesti di vita, di lavoro, di tempo libero); ma è anche dinamicità, creatività, consapevolezza, immaginazione feconda, fantasia, libertà, condivisione.

PUÒ AIUTARE A:

  • ascoltarsi (e ascoltare), con pazienza e umiltà; 
  • “riconoscersi” e credere nella propria unicità; 
  • avere cura di sé;
  • avere “coscienza di essere”, intercettando i recessi della propria coscienza profonda;
  • imparare ad avere fiducia nell’intuito, nell’intelligenza del cuore (Morin), nel sapere dell’anima (Zambrano), nel buon senso, nella gratuità del gesto e del dono, nell’onestà, nella difesa del proprio onore (Shopenhauer);
  • scoprire risorse insospettabili e riportare alla luce i propri talenti;
  • scoprirsi “soggettività di valore”, autonomi e indipendenti, nel rispetto di sé e degli altri;
  • trovare il coraggio di aderire alla propria identità profonda, di vivere a pieno le proprie doti e capacità; 
  • individuare, senza confonderli o sovrapporli, i veri bisogni, imparando a distinguere [chiarezza e distinzione, secondo l’accezione cartesiana] in ogni situazione ciò che è essenziale da ciò che superfluo, incongruente, non indispensabile;
  • distinguere ciò che è bene per sé da ciò che si fa per gli altri, sperando di ottenere risposte, gratitudine, affetto…;
  • saper chiedere con delicatezza e riguardo, anche quando si tratta di chiedere aiuto [la parola greca aidos nella prima accezione significa rispetto!];
  • scomporre e ricomporre dinamiche relazionali;
  • riparare piccole ferite.
CONSENTE DI VALORIZZARE:
 
i saperi, la ricchezza della ricerca, il "patrimonio al femminile"

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